Attimi Sospesi è un progetto di storytelling e valorizzazione della storia e delle memorie della città di Cassino. Gli attimi sospesi raccontati sono quelli del salvataggio delle opere d’arte e delle vite segnate dai tragici eventi avvenuti tra Settembre 1943 e Maggio 1944. Sospese le vite di chi ha vissuto quei momenti, rapidi gli attimi di chi, in quel fragore, ha messo in salvo le opere d’arte conservate nell’Abbazia di Montecassino prima del bombardamento del 15 febbraio ’44. Un racconto a più voci: spettacolo dal vivo, cortometraggio e percorso interattivo-immersivo che dall’Atelier si muove nella città ed arriva fino all’Abbazia. Diari, scritti, testi, articoli di giornale, memorie, foto, filmati, interviste. Tanto il materiale collezionato, raccolto e selezionato. Materiale ancora pulsante che Attimi Sospesi rende vivo e restituisce ai visitatori per mantenere accesa la memoria di quegli attimi, di quei mesi. La storia di Cassino ci conduce in parallelo a pensare a tutte le città che ancora oggi sono rase al suolo dalla guerra, dove patrimoni culturali e sociali sono sepolti sotto le macerie e, forse, andati perduti per sempre. Attimi Sospesi diventa porta della memoria, un viaggio per vivere i ricordi, interpretare il presente e agire sul domani.
Il cortile interno della Rocca Albornoz
Vista serale del cortile
Stemma famigliare impresso sulla fontana posta al centro del cortile
Raccontare per non dimenticare, raccontare con il corpo e i volti la Storia e le tante storie che hanno abitato questi luoghi.
Cortometraggio
Nell’Ottobre 1943 anche l’Abbazia di Montecassino, con i tesori che custodisce, potrebbe essere colpita dal bombardamento da parte degli Alleati. Il video racconta questa storia avvincente quanto dolorosa attraverso le parole, i gesti e gli sguardi dei protagonisti. Attimi cruciali, decisioni tormentate che hanno permesso di salvare gran parte di questo tesoro e di poterlo riconsegnare dopo la guerra alla comunità italiana e mondiale.
Spettacolo
Cassino tra Settembre 1943 e Maggio 1944. Mesi di fuoco, morte e devastazione sulla linea Gustav; i tedeschi sopra, gli americani sotto. Cassino si racconta, perché tra le macerie rimanga almeno una parola. E allora ogni narrazione è testimonianza di tutto quanto è stato. Ogni storia è frammento di una memoria che va preservata. Ogni vita è opera d’arte. La narrazione, la danza e il videomapping si intrecciano nello scenario di guerra che frammenta una comunità, il patrimonio sociale, storico e culturale di una città, di un paese.
Il cortile interno della Rocca Albornoz
Vista serale del cortile
Stemma famigliare impresso sulla fontana posta al centro del cortile
Dopo gli intensi bombardamenti Cassino e Montecassino sono ridotte in macerie.
Siamo immersi nella distruzione: palazzi e persone e storie spezzate ma non dimenticate e restituite al presente dal grande collage di foto d’epoca a parete e dalla realtà virtuale.
E da tanta distruzione, emergono frammenti di una storia dimenticata: il pavimento originale dell’Abazia riportato alla luce dai bombardamenti.
Dal passato al presente l’APP AttimiSospesi ci porta all’esterno, attraverso Cassino fino a Montecassino.
Sala dedicata agli abitati etruschi di San Giovenale e Acquarossa
Dettaglio della ricostruzione del tetto
Dettaglio di una tegola
Il teatro, progettato a partire dal 1863 e realizzato tra il 1873 e il 1875, fu definito “la meraviglia del paese” e inaugurato con uno spettacolo di Ermete Zacconi. L’edificio, nato dal riutilizzo della dismessa stazione ferroviaria, divenne sede dei magazzini comunali, dell’Istituto Magistrale e del Liceo Ginnasio con al centro un cortile che fungeva da palestra. L’ingresso al teatro rimaneva sul lato corto.
Fino al 1943 fu il centro propulsore della città cassinate con frequenti convegni, conferenze e spettacoli di qualità. Il secondo conflitto mondiale lo distrusse completamente.
La Sala dedicata a Ferento
Dettaglio della dea Melpomene
Dettaglio della dea Talia
Dettaglio della dea Erato
Dettaglio della dea Euterpe
Dettaglio della dea Tersicore
Dettaglio della dea Urania
Dettaglio della dea Clio
Dettaglio della dea Polimnia
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Mosaico di Musarna
La fortificazione fu costruita, con funzione difensiva e di piazza d’armi, intorno alla metà del X secolo dall’abate Aligerno su una rupe situata ai piedi dell’arroccato insediamento monastico, luogo dal quale si domina la vallata del fiume Rapido nel punto in cui confluisce nel bacino del Liri. Demolita nel 1221 da Federico II, fu ricostruita dall’imperatore stesso a seguito della Pace di San Germano del 1230. La costruzione, a pianta quadrangolare, si adatta, per la sua perimetrazione, alla conformazione dell’aspra collina. Nel cortile interno domina, sulle rovine del maniero ,la massiccia torre centrale a pianta pentagonale, alta oltre 20 metri, costruita dall’abate Gerardo. Entrando nel primo cortile, si notano i resti della cappella, che lo stesso abate Gerardo aveva fatto costruire insieme alla residenza ad uso dell’abate. Durante il secondo conflitto mondiale fu sede di aspri combattimenti.
Sala dedicata alle necropoli rupestri
Oggetti appartenenti ad un corredo funebre rinvenuto a Norchia
Oggetti appartenenti ad un corredo funebre rinvenuto a Norchia
Leoni
Sfingi
Nel 529 San Benedetto fondò il monastero, distrutto dai Longobardi nel 577 e ricostruito intorno al 718, poi messo a ferro e a fuoco dai Saraceni nell’883. L’abbazia, risorta di nuovo, a partire dai secoli X e XI diventò un’istituzione di grande prestigio economico e spirituale. Nel suo scriptorium furono copiate moltissime opere, anche di autori classici, e oggi conserva i più antichi documenti in volgare, codici miniati e libri rari. Tra il 1066 e il 1071 l’abate Desiderio fece ricostruire la chiesa abbaziale, distrutta da un terremoto nel 1349. Nel XVIII secolo l’abbazia assunse l’aspetto barocco mantenuto fino al 1944 quando gli angloamericani la rasero al suolo. Dal 1945 al 1956 fu ricostruita secondo il principio «dov’era, com’era».
Sala della tomba della biga
Dettaglio della ruota della biga
Dettaglio della ruota della biga
Dettaglio delle ossa dei due cavalli rinvenute nella tomba della biga