BLERA - Percorso archeologico

Blera (VT)

Natura del territorio

Il territorio di Blera svela un luogo adagiato tra la Tuscia e la Campagna romana dominato da un paesaggio agrario ricco di pascoli, uliveti, noccioleti e boschi in cui sono inseriti importanti resti di antiche civiltà e di sedi umane abbandonate da secoli. L’ambiente naturale, di rara bellezza, è segnato da profonde forre scavate dai corsi d’acqua che attraversano il territorio. In queste gole, ricche di vegetazione mediterranea, sono visibili strati di roccia sedimentaria, piccole cascate e una notevole varietà di specie animali e vegetali che a tratti regalano un paesaggio dalle sembianze equatoriali. Il territorio di Blera è l’habitat naturale per diverse specie di uccelli, tra cui aquile, falchi e gufi, rapaci diurni e notturni, come ad esempio la Cicogna nera (Ciconia nigra), anfibi come l’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata pachypus), la Salamandrina dagli occhiali (la Salamandrina terdigitata), la Salamandra di Savi e la rana agile (Rana dalmatina) e rettili come la testuggine terrestre (Testudo hermannii), il cervone (Elaphe quatuorlineata), la coronella austriaca (Coronella austriaca) e la coronella girondica e per un vasto patrimonio orchidologico. Dalla punta estrema del pianoro della città antica di Petrolo, denominato Petrolone che si affaccia sulle valli del Biedano e del Ricanale, si gode di un suggestivo paesaggio che riassume tutte le peculiarità di questi luoghi.

Il territorio di Blera svela un luogo adagiato tra la Tuscia e la Campagna romana dominato da un paesaggio agrario ricco di pascoli, uliveti, noccioleti e boschi in cui sono inseriti importanti resti di antiche civiltà e di sedi umane abbandonate da secoli. L’ambiente naturale, di rara bellezza, è segnato da profonde forre scavate dai corsi d’acqua che attraversano il territorio. In queste gole, ricche di vegetazione mediterranea, sono visibili strati di roccia sedimentaria, piccole cascate e una notevole varietà di specie animali e vegetali che a tratti regalano un paesaggio dalle sembianze equatoriali. Il territorio di Blera è l’habitat naturale per diverse specie di uccelli, tra cui aquile, falchi e gufi, rapaci diurni e notturni, come ad esempio la Cicogna nera (Ciconia nigra), anfibi come l’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata pachypus), la Salamandrina dagli occhiali (la Salamandrina terdigitata), la Salamandra di Savi e la rana agile (Rana dalmatina) e rettili come la testuggine terrestre (Testudo hermannii), il cervone (Elaphe quatuorlineata), la coronella austriaca (Coronella austriaca) e la coronella girondica e per un vasto patrimonio orchidologico. Dalla punta estrema del pianoro della città antica di Petrolo, denominato Petrolone che si affaccia sulle valli del Biedano e del Ricanale, si gode di un suggestivo paesaggio che riassume tutte le peculiarità di questi luoghi.

Pian del Vescovo

La necropoli di Pian del Vescovo, tra le più scenografiche del versante occidentale, occupa il naturale piano inclinato della rupe tufacea ed è organizzata su vari ordini di tombe “a dado”. Sul pianoro si trovano i tumuli circolari mentre sul pendio spicca la grande tomba arcaica “a casa” con tetto displuviato. Più in basso vi è una tomba di età ellenistica, di minori dimensioni, con un’iscrizione presso l’ingresso. Da Pian del Vescovo provengono alcune sculture in peperino oggi custodite nelle collezioni dei musei statali: tre leoni e la testa di una sfinge. Probabilmente, parte delle tombe etrusche rupestri della necropoli vennero danneggiate per ricavare grandi blocchi di tufo per la costruzione del limitrofo Ponte della Rocca.

La necropoli di Pian del Vescovo, tra le più scenografiche del versante occidentale, occupa il naturale piano inclinato della rupe tufacea ed è organizzata su vari ordini di tombe “a dado”. Sul pianoro si trovano i tumuli circolari mentre sul pendio spicca la grande tomba arcaica “a casa” con tetto displuviato. Più in basso vi è una tomba di età ellenistica, di minori dimensioni, con un’iscrizione presso l’ingresso. Da Pian del Vescovo provengono alcune sculture in peperino oggi custodite nelle collezioni dei musei statali: tre leoni e la testa di una sfinge. Probabilmente, parte delle tombe etrusche rupestri della necropoli vennero danneggiate per ricavare grandi blocchi di tufo per la costruzione del limitrofo Ponte della Rocca.

La via Clodia

L’imponente Ponte della Rocca, con il suo unico arco e la lunga rampa, segna il passaggio suburbano della Via Clodia, l’antica arteria di collegamento tra Roma e le principali città dell’Etruria meridionale interna. Per secoli, la via fu al centro delle attività blerane:  dalla macinazione del grano nei mulini ad acqua, di cui si conservano ancora i ruderi e le dighe, alle piccole chiese come luoghi di preghiera e sosta per i viandanti, ai terrazzamenti utilizzati per le piantagioni e gli orti per il sostentamento della popolazione. Dal ponte, si risale il tracciato a mezza costa, fiancheggiato da tombe ad arcosolio, fino ad arrivare all’antica Petrolo. Qui, tra i muri degli orti costruiti sopra le rovine, sono ancora visibili i resti della città etrusco-romana. Superato l’ampio fossato medievale, si giunge infine a Porta Marina, ingresso al centro abitato di Blera.E da tanta distruzione, emergono frammenti di una storia dimenticata: il pavimento originale dell’Abazia riportato alla luce dai bombardamenti.
Dal passato al presente l’APP AttimiSospesi ci porta all’esterno, attraverso Cassino fino a Montecassino.

L'imponente Ponte della Rocca, con il suo unico arco e la lunga rampa, segna il passaggio suburbano della Via Clodia, l’antica arteria di collegamento tra Roma e le principali città dell’Etruria meridionale interna. Per secoli, la via fu al centro delle attività blerane:  dalla macinazione del grano nei mulini ad acqua, di cui si conservano ancora i ruderi e le dighe, alle piccole chiese come luoghi di preghiera e sosta per i viandanti, ai terrazzamenti utilizzati per le piantagioni e gli orti per il sostentamento della popolazione. Dal ponte, si risale il tracciato a mezza costa, fiancheggiato da tombe ad arcosolio, fino ad arrivare all’antica Petrolo. Qui, tra i muri degli orti costruiti sopra le rovine, sono ancora visibili i resti della città etrusco-romana. Superato l’ampio fossato medievale, si giunge infine a Porta Marina, ingresso al centro abitato di Blera.E da tanta distruzione, emergono frammenti di una storia dimenticata: il pavimento originale dell’Abazia riportato alla luce dai bombardamenti. Dal passato al presente l’APP AttimiSospesi ci porta all’esterno, attraverso Cassino fino a Montecassino.

Petrolo

Il toponimo Petrolo significa con tutta probabilità “luogo delle pietre”, ed effettivamente questo luogo, nel corso dei secoli, è stato utilizzato dagli abitanti per attingervi materiali da costruzione ricavati dagli edifici abbandonati. Su quest’area dal fascino ancora intatto, un tempo si ergeva l’antico abitato di Blera che, nel 772 fu distrutto dai Longobardi di re Desiderio; la distruzione probabilmente fu tale che i cittadini superstiti abbandonarono pian piano l’area, ricostruendo solo parte delle abitazioni. Fu così che l’intero insediamento di Blera visse una fase di recessione e di contrazione urbanistica, culminata nel periodo a cavallo tra l’XI e il XII secolo, quando tutta la punta nord-occidentale del pianoro (di quasi un chilometro) su cui sorgeva l’abitato, fu esclusa dal perimetro urbano. L’abbandono definitivo di questa zona avvenne intorno al XII secolo, quando fu scavato un profondo fossato, che insieme a Porta Marina, divenne un vero e proprio sistema difensivo (vallo-torri-porta), chiamato localmente “la Rocca”. (Elisabetta Ferracci)

Il toponimo Petrolo significa con tutta probabilità “luogo delle pietre”, ed effettivamente questo luogo, nel corso dei secoli, è stato utilizzato dagli abitanti per attingervi materiali da costruzione ricavati dagli edifici abbandonati. Su quest’area dal fascino ancora intatto, un tempo si ergeva l’antico abitato di Blera che, nel 772 fu distrutto dai Longobardi di re Desiderio; la distruzione probabilmente fu tale che i cittadini superstiti abbandonarono pian piano l’area, ricostruendo solo parte delle abitazioni. Fu così che l’intero insediamento di Blera visse una fase di recessione e di contrazione urbanistica, culminata nel periodo a cavallo tra l’XI e il XII secolo, quando tutta la punta nord-occidentale del pianoro (di quasi un chilometro) su cui sorgeva l’abitato, fu esclusa dal perimetro urbano. L’abbandono definitivo di questa zona avvenne intorno al XII secolo, quando fu scavato un profondo fossato, che insieme a Porta Marina, divenne un vero e proprio sistema difensivo (vallo-torri-porta), chiamato localmente “la Rocca”. (Elisabetta Ferracci)

Porta Marina

Porta Marina è un simbolo tangibile della storia millenaria di Blera. E’ l’unica delle due antiche porte d’accesso al borgo medievale di Blera ancora perfettamente conservata lungo l’asse di Via Roma (l’altra, Porta Romana, è andata perduta). Si colloca all’estremità settentrionale dell’asse viario longitudinale del paese (oggi Via Claudia e Via Roma), che probabilmente ricalca l’antico tracciato della Via Clodia. La porta, denominata ancora agli inizi del XIX secolo Porta da Piede, ha assunto l’attuale conformazione dopo un radicale rifacimento effettuato nel 1840, come si evince dalla data incisa sulla chiave di volta dell’arco della porta. Ė ipotizzabile che questo intervento sia stato concepito al fine di allargare l’ingresso e rendere in tal modo più agevole il transito delle vetture. In un momento successivo, verosimilmente già durante i decenni finali del XIX secolo, o al più nei primi anni del secolo successivo, l’ultimo tratto della Via Claudia venne notevolmente abbassato, con una consistente asportazione del banco roccioso, all’evidente scopo di diminuirne la pendenza e favorire il raccordo con la sottostante strada delle Piagge.

Porta Marina è un simbolo tangibile della storia millenaria di Blera. E’ l’unica delle due antiche porte d’accesso al borgo medievale di Blera ancora perfettamente conservata lungo l’asse di Via Roma (l’altra, Porta Romana, è andata perduta). Si colloca all’estremità settentrionale dell’asse viario longitudinale del paese (oggi Via Claudia e Via Roma), che probabilmente ricalca l’antico tracciato della Via Clodia. La porta, denominata ancora agli inizi del XIX secolo Porta da Piede, ha assunto l’attuale conformazione dopo un radicale rifacimento effettuato nel 1840, come si evince dalla data incisa sulla chiave di volta dell’arco della porta. Ė ipotizzabile che questo intervento sia stato concepito al fine di allargare l’ingresso e rendere in tal modo più agevole il transito delle vetture. In un momento successivo, verosimilmente già durante i decenni finali del XIX secolo, o al più nei primi anni del secolo successivo, l’ultimo tratto della Via Claudia venne notevolmente abbassato, con una consistente asportazione del banco roccioso, all’evidente scopo di diminuirne la pendenza e favorire il raccordo con la sottostante strada delle Piagge.

Puteale

La posizione strategica di Blera, posta su un pianoro tufaceo, ha sempre reso difficoltoso l’approvvigionamento idrico del paese. La costruzione di un acquedotto nel periodo etrusco-romano riuscì a condurre l’acqua all’interno del paese, ma essendo troppo in profondità, si ebbe ugualmente la necessità di realizzare anche pozzi e cisterne come quella che si trova sotto Piazza Santa Maria. Il puteale, commissionato da Giovanni Paolo Anguillara di Ceri è stato pensato, oltre che per motivi celebrativi, con la funzione pratica di proteggere l’apertura di un pozzo. Particolarmente significativo è il lato anteriore del puteale, dove un rilievo scolpito raffigurante uno stemma araldico bipartito celebra l’unione matrimoniale tra il committente e la moglie Maddalena Orsini. L’integrazione di simboli familiari in un’opera di uso quotidiano sottolinea il desiderio dell’epoca di unire estetica, utilità e rappresentanza sociale in un solo manufatto.

La posizione strategica di Blera, posta su un pianoro tufaceo, ha sempre reso difficoltoso l'approvvigionamento idrico del paese. La costruzione di un acquedotto nel periodo etrusco-romano riuscì a condurre l’acqua all’interno del paese, ma essendo troppo in profondità, si ebbe ugualmente la necessità di realizzare anche pozzi e cisterne come quella che si trova sotto Piazza Santa Maria. Il puteale, commissionato da Giovanni Paolo Anguillara di Ceri è stato pensato, oltre che per motivi celebrativi, con la funzione pratica di proteggere l’apertura di un pozzo. Particolarmente significativo è il lato anteriore del puteale, dove un rilievo scolpito raffigurante uno stemma araldico bipartito celebra l'unione matrimoniale tra il committente e la moglie Maddalena Orsini. L'integrazione di simboli familiari in un'opera di uso quotidiano sottolinea il desiderio dell'epoca di unire estetica, utilità e rappresentanza sociale in un solo manufatto.